- Buried penis (pene intombato)
- Calcolosi – Urolitiasi
- Criptorchidismo
- Curvatura del pene
- Disforia di genere
- Disfunzione erettile
- Dismorfopenofobia
- Eiaculazione precoce
- Fimosi
- Frenulo breve
- Idrocele
- Incontinenza urinaria femminile
- Incontinenza urinaria maschile
- Infertilità maschile
- Infezioni delle vie urinarie
- Ipertrofia Prostatica Benigna
- Ipogonadismo
- Ipospadia
- Malattie sessualmente trasmissibili
- Micropene
- Prostatiti
- Stenosi uretrale
- Tumore del pene
- Tumore del rene
- Tumore del testicolo
- Tumore della prostata
- Tumore della vescica
- Varicocele
Chirurgia del Tumore del Pene
La chirurgia è il trattamento più utilizzato per il tumore del pene e prevede essenzialmente l’asportazione chirurgica, più o meno estesa a seconda dei casi, con eventuali interventi ricostruttivi. Esistono diverse tecniche chirurgiche per il tumore del pene, la scelta dipende da diversi fattori come la dimensione del tumore, l’istologia, lo stadio, la localizzazione e le preferenze del paziente.
Nel caso di malattia superficiale non invasiva è indicato il glans resurfacing ovvero la rimozione dello strato più superficiale del glande (mucosa) e la successiva ricostruzione con un innesto che viene prelevato dalla mucosa buccale, dall’interno coscia o dall’addome. Tale procedura fornisce risultati estetici eccellenti e permette al paziente di conservare la funzionalità sessuale.
Quando la lesione non invasiva va a riguardare non il glande ma il prepuzio è indicata la circoncisione.
Quando ci troviamo davanti a tumori invasivi ma confinati al glande, la glandulectomia rappresenta l’opzione chirurgica. Alla glandulectomia può seguire un successivo intervento ricostruttivo con un innesto a spessore completo. Mentre nei casi precedenti è possibile adottare una chirurgia conservativa, che risparmi l’organo, nei casi più avanzati, quando la malattia è localmente avanzata, è prevista una chirurgia amputativa. La penectomia parziale o totale è più sicura contro le recidive locali e dovrebbe sempre essere discussa come alternativa, tenendo però conto del notevole impatto che ha sulla funzionalità sessuale e sulla qualità di vita.
Quando parliamo di malattie avanzate non resecabili, la chemioterapia neoadiuvante offre la possibilità di ridurre la malattia consentendone la successiva asportazione.
La gestione delle metastasi linfonodali merita un discorso a parte. Il tumore del pene metastatizza soprattutto per via linfatica, interessando prima i linfonodi inguinali e poi quelli pelvici. L’interessamento linfonodale rappresenta il fattore prognostico più importante e andrebbe sempre considerato. Nei pazienti clinicamente negativi, cioè quelli in cui all’esame obiettivo non si apprezzano masse palpabili, l’unico modo affidabile per escludere la presenza di micrometastasi è la dissezione linfonodale. Si tratta ovviamente di una pratica invasiva e che quindi non viene eseguita arbitrariamente in tutti i pazienti, ma solo nei tumori considerati ad alto rischio, mentre i tumori a rischio intermedio vengono valutati caso per caso bilanciando il rischio di micro-metastasi alla morbilità della stadiazione chirurgica. La linfadenectomia viene sempre eseguita nei pazienti clinicamente positivi tenendo conto che questi pazienti sono ad alto rischio per metastasi a distanza.
Nei pazienti con malattia avanzata e la presenza di una massa inguinale fissa o linfoadenopatia pelvica, la chemioterapia seguita successivamente dalla chirurgia è una strategia ragionevole.
La sorveglianza del paziente è fondamentale in quanto la diagnosi precoce di eventuali recidive aumenta la probabilità di trattamento curativo. Il follow-up è vitale non solo dal punto di vista oncologico, ma serve anche a valutare l’impatto fisico e psicologico dei trattamenti che possono essere invalidanti dal punto di vista funzionale e sessuale, avendo un notevole impatto negativo sulla qualità di vita del paziente.
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