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Chirurgia di genere: Falloplastica

Le tecniche di falloplastica sono ancora in continua evoluzione e non esiste una procedura universale applicabile a tutti i pazienti. La ricostruzione del fallo si è dimostrata una sfida, soprattutto a causa della mancanza di un sostituto adeguato per il tessuto uretrale ed erettile. I lembi liberi più comuni riportati dagli autori sono stati il lembo radiale dell’avambraccio(Figura 1),  il lembo anterolaterale della coscia (Figura 2) ed il latissimus dorsi (Figura 3) che corrispondono a ciò che si vede principalmente nella pratica clinica.

Figura 1. Falloplastica con lembo libero radiale

Figura 2. Lembo anterolaterale di coscia

Le prime tecniche proposte per la falloplastica utilizzavano lembi peduncolati loco-regionali. Ancora oggi alcune di queste tecniche vengono utilizzate. In particolare la falloplastica con lembo rotazionale addominale di Pryor (Figura 4).
Il lembo microchirurgico più comune nella pratica clinica è il lembo radiale dell’avambraccio (RFFF). Sebbene questo lembo sia noto per lasciare una cicatrice socialmente stigmatizzante, presenta numerosi vantaggi: ottima innervazione dal nervo cutaneo mediale dell’avambraccio, affidabilità vascolare e spessore ridotto del tessuto, che consente la ricostruzione del fallo e dell’uretra. Il RFFF è stato il lembo più comunemente riportato nella letteratura scientifica.

Figura 4. Falloplastica pubica con lembo addominale.

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